La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra le lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello di apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia di ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubetti di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove…
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città si s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; …
Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E’ una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne…
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti.
Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli di in eruzione ininterrotta.
I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano…
Italo Calvino, Le città invisibili
Nell’epoca attuale il paesaggio dei media è una mappa in cerca di territorio. Le nostre menti sono inondate da una massa impressionante di immagini sensazionali e spesso tossiche, molte delle quali hanno un contenuto inventato.
Come fare a trarre un senso da questo flusso incessante di informazione e pubblicità, di notizie e di intrattenimento, in cui le campagne presidenziali e i viaggi sulla Luna sono indistinguibili dal lancio di una nuova merendina o dall’ultimo deodorante? Che cosa succede davvero nel nostro inconscio, quando, sullo stesso schermo televisivo, nel giro di pochi minuti viene assassinato un primo ministro, un’ attrice fa l’amore e un bambino ferito viene estratto da un’ auto sfasciata?
Messi di fronte a questi eventi così caricati, ognuno dei quali ha già allegata la sua emozione preconfezionata, possiamo solo costruire un insieme di scenari di emergenza, proprio come fa la nostra mente durante il sonno, quando dalle memorie scollegate che scorrazzano per la notte corticale ricava un estemporaneo racconto.
Nel sogno ad occhi aperti che adesso costituisce la nostra vita di tutti i giorni, le immagini di una vedova insanguinata, il profilo cromato del parabrezza di una limousine, l’eleganza stilizzata di un corteo d’ auto, si fondono insieme e creano un racconto secondario, dotato di significati ben diversi da quelli originari.
da J.G.Ballard, La mostra delle atrocità, 1990
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L’uomo si muove per sviluppare un bisogno.
Attraverso il movimento, tende a qualcosa che per lui ha un valore.
E’ facile intuire lo scopo del movimento di un individuo se è rivolto ad un oggetto tangibile, ma esistono anche valori intangibili che spingono al movimento.
Rudolf Laban – L’ arte del movimento