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Il catalogo è una esclusiva pubblicazione d’arte contemporanea,, interamente bilingue (italiano e inglese).
Comprende tutte le opere ammesse al concorso, le poetiche e i percorsi espositivi selezionati degli artisti, oltre ad importanti contributi critici di Ferdinando Magnino, Presidente di ARTEINGENUA S.p.A., Matteo Galbiati ed Eugenio De Caro, membri della Giuria del Premio, Ilaria Bignotti e Cecilia Cordoni, Agostino Mantovani, Presidente della Fondazione Brescia Musei.
Formato 100 centimetri di larghezza per 70 centimetri di altezza.
Les Flottants si trovano nella categoria “Luoghi e non luoghi dell’arte” con l’opera
Milano in 16/16, 2008, carta filo, grafite, neon.

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LA SMATERIALIZZAZIONE DELL’OPERA D’ARTE
di Alessandro Pasquali
Oggi noi viviamo nell’era del dominio dell’Apparato Scientifico-tecnologico teorizzato da Emanuele Severino.
L’Apparato scientifico tecnologico è il sistema congiunto di scienza e tecnologia che domina l’essere umano dopo aver soppiantato tutti gli altri Immutabili (strutture che si proponevano di risolvere o rappresentare in se stessi tutta la verità dell’essere) che sono stati creati dall’uomo: la religione, le ideologie, la filosofia, la politica, l’arte (intesa in senso classico), l’etica. E’ innegabile che l’Apparato abbia una tendenza intrinseca però, una tendenza che riflette la volontà di potenza nietzschiana propria del pensiero occidentale, e che ha caratterizzato anche la storia di tutti gli altri Immutabili perché appartenente alla natura dell’uomo, la parte più oscura: esso tende ad essere oligarchico e ad accentrare il potere del dominio nelle mani di pochi individui a discapito di tanti. Questa disparità provoca i disastri che sono di fronte a noi in tutto il mondo.
Secondo il pensiero di Severino, l’Apparato scientifico tecnologico è “la maggiore espressione della volontà di potenza dell’essere umano occidentalizzato”, e il filosofo avverte:
“Il mezzo (la tecnica, le nuove tecnologie, le reti telematico-informatiche) sta diventando lo scopo, il fine della comunicazione. Così la celebre frase di Mac Luhan, “il medium è il messaggio “, alla luce di questa riflessione diviene immediatamente comprensibile: il mezzo della comunicazione forma e trasforma i messaggi che veicola, e sovente, nell’ epoca postmoderna, diventa il fine del comunicare stesso, lasciando sullo sfondo concetti e idee. Il concetto stesso di etica sta cambiando drasticamente, l’etica sta diventando tecnica, ossia la potenza e la capacità di trasmettere e diffondere informazioni. L’etica così come è stata pensata da Aristotele e da altri illustri filosofi, sta lasciando il posto al dominio della tecnica.”
La percezione della realtà e del mondo è data dall’interpretazione che né dà di essa l’Apparato scientifico tecnologico, anche a livello culturale ed artistico.
Storicamente la fisica classica trova il suo punto più alto nel 1687, con la legge di gravitazione universale di Newton. Allora l’uomo percepiva la realtà come certa e determinata, dotata di un hic et nunc ben definito. Anche l’opera d’arte era dotata di un’aura che determinava la sua unicità, concetto teorizzato da Benjiamin nel testo “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”.
Fino al novecento la realtà è rimasta ben solida e certa e così l’idea di opera d’arte, con la sua aura.
Nel XX secolo la teoria della relatività di Einstein rivoluziona la visione del reale e dell’universo: ogni soggetto percepisce la realtà con un proprio orologio interno e l’universo è intermpretato diversamente a seconda del sistema di riferimento che scegliamo per indagarlo.
In campo artistico-culturale il cinema sembra rispecchiare le leggi della teoria della relatività di Einstein. Il suo linguaggio rende il tempo elastico con flasback, ellissi e salti temporali. Lo spazio virtuale dello spettatore è svincolato dal cronotopo comune e nella dimensione della sala cinematografica si rompono le barriere dello spazio e del tempo. Il sistema di riferimento di percezione della realtà cambia in continuazione a seconda del punto di vista: il fruitore della pellicola è di volta in volta nella soggettiva di un personaggio, oppure del regista stesso che ci offre la sua visione del mondo in quel momento.
L’altra grande teoria scientifica del novecento, la fisica quantistica, ci traghetta direttamente nel mondo dell’immaterialità e dell’indeterminazione: esattamente quello che oggi è il cyberspazio digitale.
Da allora la scienza interpreta una realtà sempre “meno materiale”
Con il Principio di Indeterminazione di Heisemberg, infatti, la materia è indeterminata, la sua natura è ambigua, è contemporaneamente corpo e onda, e quest’ambiguità si risolve solo quando il soggetto interpreta la realtà da un punto di vista piuttosto che un altro.
L’atomo di Bohr è infatti sia un sistema planetario in miniatura, sia un nucleo con orbitali, “nuvole” di onde che rappresentano la propabilità di esistenza in un punto degli elettroni.
L’impatto sociale con le nuove tecnologie del secondo dopoguerra produce correnti artistiche sempre più tendenti all’immaterialità e all’attivismo etico:
Potremmo far risalire al dadaismo la prima arte politica che si scontra contro la società borghese industriale. la net art prende molto da dada: l’ironia, il linguaggio, l’agire, l’azione politica.
L’agire artistico che riflette ed usa le tecnologie emergenti dell’epoca muta, basti pensare al Manifesto del Macchinismo di Munari, del 1952, dove l’autore invita gli artisti ad abbandonare i pennelli per fare arte con le macchine.
Anche l’arte concettuale e Fluxus portano avanti questa tendenza, Fluxus in particolare propone un’arte collettiva, partecipata, interattiva e multimediale, andando ad infrangere i confini tra autore, fruitore e materialità dell’opera. In questo senso Giuseppe Chiari con le sue teorie su di un’arte collettiva ed etica, socialmente impegnata, anticipa molte delle tematiche che si realizzano oggi nell’agire artistico in rete.
Anche l’ arte cinetica e programmata precorre la net art nell’uso della tecnologia, nell’agire collettivamente, nella tensione politica e sociale, nell’interattività. Ma non solo: la materia diventa effimera e impalpabile, fino ad essere pura luce. I fotoni sono i commponenti ideali dell’arte cinetica e programmata, un’arte a quattro dimensioni dove il parametro temporale è determinante.
Billy Kluver, nel 1966, dopo l’esperienza con Robert Rauschemberg e Jean Tinguely, fonda l’EAT – Experiment in Art & Technology , un’associazione senza scopo di lucro dove collaborano insieme artisti e tecnici. Il sodalizio tra arte e tecnologia è ormai indissolubile.
Le porte del mondo dell’arte immateriale legate alla telematica si aprono nel 1985. Lyotard cura con Chaput, direttore del dipartimento di Arti Industriali dell’Ecole di Parigi, “Les Immateriaux”, una mostra che affronta il tema dell’arte immateriale e tecnologica e dei mutamenti che questa nuova tendenza artistica comporta. Il nuovo linguaggio dell’immateriale crea una nuova realtà. Wittenstein diceva che il linguaggio crea la realtà, e oggi il linguaggio delle macchine, il software, lo spazio dell’immaterialità, crea un’altra realtà. Il principio di indeterminazione di Heisemberg nel mondo digitale che noi tutti viviamo è diventato macroscopico.
Nel 1990 debutta il World wide web e Tim Berners-Lee sviluppa l’HTML, nel 1998 saranno connesse tutte le nazioni del mondo.
La net art, le culture delle reti, sono espressione dell’assimilazione della nuova realtà mostrata dall’applicazione delle leggi della meccanica quantistica all’esistere umano. E l’agire artistico in rete è il virus memetico che contrasta l’indefinita volontà di potenza propria del dominio dell’apparato scientifico tecnologico, che produce oligarchie e disparità fra gli uomini.
La net art è necessariamente, quindi, un’arte immateriale, etica e politicamente attiva.
Un esempio d’agire artistico immateriale ed etico è wikiARTpedia.org: il progetto diretto da Tommaso Tozzi con gli studenti dell’Accademia di Carrara e dell’Università di Firenze.
Questo progetto consiste in un sito che usa lo stesso “motore” software open source di wikipedia, ma circoscrive il suo ambito d’interesse all’arte e alle culture in relazione alla rete telematica.
wikiARTpedia è un progetto di arte della memoria e ridistribuzione orizzontale del sapere. Essa trae insegnamento dalle idee di Chiari, che proponeva un’ideale di arte orizzontale, partecipativa, collettiva, che trasmettesse la memoria storica ed il sapere. E’ un progetto di didattica nuova: partecipata, collettiva, che vede il suo orizzonte ideale nella concezione di intelligenza collettiva di Pierre Lèvy come ideale del fare arte. Lèvy teorizza un momento in cui nel futuro emergerà l’ “intelligenza pura”, o intelligenza collettiva: sovrainduviduale, infinita, indeterminata, svincolata dallo spazio e dal tempo. E’ questo l’obiettivo ultimo a cui tende l’arte della rete.
Un’arte etica e socialmente impegnata, un’arte che si fa portavoce di democrazia, di tutela dei diritti umani e si scaglia contro le oligarchie dei poteri forti.
Perchè tanto è maggiore l’incremento di potenza dell’Apparato Scientifico Tecnologico, tanto l’arte tende all’emancipazione dalla materia fisica e diventa arte etica.
Esiste una duplice tensione dell’agire artistico in relazione all’Apparato scientifico tecnologico: esprimersi attraverso i suoi nuovi mezzi frutto della volontà di potenza indefinita, combattere la volontà di potenza oligarchica dell’Apparato scientifico-tecnologico.
L’agire artistico, sempre più strettamente connesso con la tecnologia, propugna un’etica della comunicazione, un attivismo politico globale e locale insieme, un nuovo impegno sociale che risvegli le coscienze.
Questo processo innesca inevitabilmente una ridefinizione dell’identità dell’artista comunemente conosciuta. “L’artista con la net art diventa un attivatore di fenomeni culturali e creativi, e partecipa, insieme ad altri, collettivamente, ad un fare artistico che mescoli etica con estetica.” spiega Mark Tribe, fondatore di Rhizome.org.
A distanza di oltre quarant’anni, sembra davvero essersi realizzata l’utopia Fluxus di Giuseppe Chiari: una ridefinizione del ruolo dell’artista, che partecipa al fare artistico insieme a tutta la collettività. Era il 1966 quando Chiari coniò il termine Con-fusione per indicare un’arte collettiva, dove l’artista non dove più essere un regista, ma coopera con la collettività per fare arte.
Un progetto come Luther Blisset ben rappresenta l’identità collettiva artistica e creativa che agisce in rete. Rappresenta la dissoluzione definitiva del concetto di autore: un’opera di net art collettiva. E’ figlio della rete stessa, della collettività, dell’intelligenza collettiva.
Negli ultimi anni, inoltre, si evidenzia un’ulteriore tendenza artistica che indaga e riflette sulla smaterializzazione della realtà: è la smaterializzazione e nuova identità digitale dello spazio, del territorio. E’ la smaterializzazione del territorio. Questo fenomeno riprende teorie e pratiche direttamente dal situazionismo.
Oggi il territorio diventa stereoreale, parafrasando un termine coniato da Paul Virilio per indicare la duplice esistenza che sperimentiamo in una vita divisa tra spazio e cyberspazio. Gli artisti interpretano il territorio attraverso progetti che riprendono i temi del situazionismo e la psicogeografia debordiana, e si creano “specchi di territorio virtuali” che vivono e mutano nel cyberspazio. Cartografie digitali ed emozionali.
I collettivi artistici propugnano così un’arte del territorio attivista ed etica. I loro strumenti sono le google maps, i locative media, google earth, le nuvole di Tag, video e foto in rete, taccuini per annotare esperienze di esplorazione urbana, e tutto ciò che può servire per una deriva psicogeografica.
E’ il caso del collettivo artistico Les Flottants che si occupa di progetti che indagano e riflettono sul territorio e sull’abitare lo spazio. Carte Mute, del 2007 (visitabile al link HYPERLINK “http://www.ecomeeting.it/geoblog/”http://www.ecomeeting.it/geoblog/ ) , è un progetto inaugurato all’Ecomeeting, il festival dell’ambiente di Massa Carrara.
Tale progetto ha visto coinvolti gli studenti del Liceo Artistico della città di Carrara e quelli dell’Istituto d’Arte della città di Massa.
Carte Mute è un’operazione culturale che utilizza il linguaggio fotografico per riflettere sull’antropizzazione del litorale apuo-versiliese.
Gli studenti hanno operato una ricognizione fotografica del territorio per rilevare lo stato attuale delle nostre coste, la loro fruizione turistica ed il modo in cui le realtà locali si sono integrate con i flussi provenienti dall’esterno, e hanno rivolto particolare attenzione a tutti quei fenomeni non naturali che hanno provocato una trasformazione dell’ambiente litoraneo.
Le fotografie sono sono state inserite all’interno del geoblog, uno strumento che evolve la struttura del blog dando una dimensione spaziale (georeferenziazione) ai post. Ad ogni fotografia gli studenti hanno abbinato delle Tag che hanno generato una mappa semantica del litorale apuo-versiliese.
Dopo la smaterializzazione dell’umano in rete, ora anche il territorio si smaterializza per finire nel cyberspazio. La visione stereoreale di Virilio si applica dunque non solo al soggetto che vive nel mondo digitale, ma anche all’ambiente e alla spazialità fisica. La città diventa immateriale e mutevole. L’agire artistico in rete, etico e immateriale, affronta l’ambiente, il territorio, l’ecologia.
In conclusione, per contrastare la volontà di potenza dell’Apparato che tende all’oligarchia e creare un’esistenza migliore, etica, si deve imparare a vivere diversamente l’Apparato, ad usarlo diversamente, creativamente, tatticamente, tutti insieme.
Derrick de Kerkove nella prefazione di “Networking – la rete come arte” di Tatiana Bazzichelli, scrive che il vero network interconnesso è quello delle relazioni sociali che avvengono in rete, che l’arte oggi è proprio questo agire comune ed etico fatto di persone, gruppi, collettivi, amici che portano avanti tutti insieme i medesimi ideali. Se è vero dunque, come scrive Severino, che noi viviamo l’epoca del dominio della volontà di potenza dell’Apparato Scientifico Tecnologico, che vuole incrementare indefinitvamanente il proprio potere in modo oligarchico, e che in esso la tecnica ha preso il posto dell’etica, lasciando l’uomo nel vuoto e nell’angoscia, allora è proprio attraverso questo virus mediale e memetico che è fatto di persone e di relazioni che usano l’Apparato stesso senza farsi usare che si può creare un’esistenza etica e le fondamenta per un futuro migliore. E’ qest’energia che ci rende liberi e giusti.
La “perdita di materia” dell’arte ha prodotto un fenomeno determinante in questo contesto di nuova realtà artistico-culturale: è la forte componente etica che contraddistingue le pratiche dell’agire creativo nella rete.
La famosa formula che sintetizza la teoria della relatività: E=mc2 (l’equivalenza massa-energia) si presta dunque ad una lettura estetica ed etica che può ben rappresentare il processo di smaterializzazione della materia e dell’arte in favore di un’agire artistico etico, collettivo e immateriale. Einstein nella relatività ci insegna che la materia si trasforma in energia. Anche l’opera d’arte che perde e che ha perso la materia si trasforma in energia. E’ però energia umana, etica, creativa, libera. E’ l’arte della rete.
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra le lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello di apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia di ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubetti di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove…
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città si s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; …
Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E’ una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne…
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti.
Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli di in eruzione ininterrotta.
I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano…
Italo Calvino, Le città invisibili
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Partecipazione al workshop Emotion Mapping di Christian Nold, un progetto di ricerca pluriennale, cui hanno già preso parte più di mille persone in diverse nazioni e che unisce aspetti di partecipazione collettiva con l’utilizzo di tecnologie avanzate.
Per SISTEMI EMOTIVI l’artista è stato invitato a lavorare e a interagire con la comunità artistica locale al fine di creare una Mappa Emotiva di Firenze. Uno dei quesiti centrali sollevati dal lavoro di Nold è quello di come l’idea di comunità e di ambiente cambi quando gli individui prendono coscienza dell’intimo stato del proprio corpo e di quello degli altri.
http://www.strozzina.org/sistemi_emotivi/cn.htm
http://www.biomapping.net/
Nell’epoca attuale il paesaggio dei media è una mappa in cerca di territorio. Le nostre menti sono inondate da una massa impressionante di immagini sensazionali e spesso tossiche, molte delle quali hanno un contenuto inventato.
Come fare a trarre un senso da questo flusso incessante di informazione e pubblicità, di notizie e di intrattenimento, in cui le campagne presidenziali e i viaggi sulla Luna sono indistinguibili dal lancio di una nuova merendina o dall’ultimo deodorante? Che cosa succede davvero nel nostro inconscio, quando, sullo stesso schermo televisivo, nel giro di pochi minuti viene assassinato un primo ministro, un’ attrice fa l’amore e un bambino ferito viene estratto da un’ auto sfasciata?
Messi di fronte a questi eventi così caricati, ognuno dei quali ha già allegata la sua emozione preconfezionata, possiamo solo costruire un insieme di scenari di emergenza, proprio come fa la nostra mente durante il sonno, quando dalle memorie scollegate che scorrazzano per la notte corticale ricava un estemporaneo racconto.
Nel sogno ad occhi aperti che adesso costituisce la nostra vita di tutti i giorni, le immagini di una vedova insanguinata, il profilo cromato del parabrezza di una limousine, l’eleganza stilizzata di un corteo d’ auto, si fondono insieme e creano un racconto secondario, dotato di significati ben diversi da quelli originari.
da J.G.Ballard, La mostra delle atrocità, 1990

“CARTE MUTE AL DUCALE”
Inaugurato il progetto curato da “Les Flottants”
HA RISPOSTO anche il pubblico alla seconda giornata di Ecomeeting, il festival dell’ambiente organizzato da Provincia, comune di Massa e Parco delle Alpi Apuane con la collaborazione del Centro interdisciplinare di studi e ricerche sulla comunicazione (Cico) della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa.
Seguitissimo l’incontro del pomeriggio su “Stare al mondo. La filosofia nell’ambiente di oggi”, dialogo tra Salvatore Natoli, Adriano Fabris e Francesca Nodari in Piazza Mercurio.
NELLA MATTINA di ieri, invece, gli studenti del Liceo Artistico “Gentileschi” di Carrara e dell’Istituto d’ Arte “Palma” di Massa hanno partecipato nella Sala della Resistenza di Palazzo Ducale nell’inaugurazione di “Carte Mute” installazione multimediale frutto di una collaborazione degli studenti stessi con il collettivo artistico “Les Flottants” per creare una lettura fotografica del litorale Apuo Versiliese.
La mostra è accessibile sul web www.ecomeeting.it/geoblog/ o tramite l’installazione allestita nel Grottesco nel cortile del Ducale.
I ragazzi hanno potuto assistere anche all’incontro “Performing media e territorio”, al quale sono intervenuti Alessandra Lischi, Carlo Infante e Carlo Da Pozzo. A tracciare il filo rosso che unisce il tema dell’ambiente con i vari appuntamenti di Ecomeeting è stato il padrino del festival Carlo Da Pozzo che ha ricordato l’importanza del linguaggio, della comunicazione e dei segni, ma ancora di più la loro interpretazione rispetto alla realtà.
Alle domande, poste dalla studiosa di filosofia Francesca Nodari, su cosa sono i performing media ha risposto per prima Alessandra Lischi dell’Università di Pisa, esperta in cinema e video arte:”I media, pensiamo al cinema e a tanti film degli anni quaranta e cinquanta, hanno sempre documentato il territorio. I registri Franco Piavoli (che sarà oggi alle 18.30 in Piazza Mercurio con Vincenzo Cerami, ndr) e Ermanno Olmi, che hanno fatto della riflessione e della paziente osservazione del paesaggio il tema del loro lavoro, sono l’antidoto contro l’inquinamento mediatico di oggi.
In questo senso possiamo parlare di ecologia dei media”. E ha concluso: ” i mezzi di comunicazione di oggi sono performativi nel senso che mutano l’universo e noi siamo a nostra volta in grado di mutare il mondo che ci circonda. Questa è la metamorfosi creata dall’interattività”.
DAI PERFORMING media è partito anche Carlo Infante, che ha coniato la definizione. Rivendicando il potere del corpo, quindi dell’azione dello spettatore che non è più tale ma interagisce con il mondo e lo modifica: “una creatività che agisce non solo sui linguaggi ma anche sui comportamenti e diventa sociale, produce mobilitazione”.
Come ha fatto “Carte Mute”, progetto di social-networking territoriale capace di aggregare i ragazzi, che parlano i nuovi linguaggi, per guardare al territorio dove vivono con occhi diversi.

PREVIEW LUNATICA
Il 21 Giugno alle ore 22.30 presso il Castello Malaspina di Massa
Firmani – Reyes – Bascherini – Pasquali :: “NELLA MIA CASA”
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25- 26 Novembre 2006
Convegno/Mostra al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce – via J.Ruffini 3, Genova
Mappe resistenti/Azioni artistiche nel territorio urbano interconnesso
La rappresentazione del territorio ha un ruolo storico nei privilegi del potere.
I dati geografici, infatti, sono sempre stati nelle sue mani.
La riappropriazione di questa rappresentazione passa attraverso la descrizione e condivisione (spesso anche in prospettive personali).
Ciò viene realizzato grazie a strumenti collaborativi e alla conseguente mutazione del valore delle mappe.
Esse non sono più concesse da strutture di potere, ma costruite da individui che riprendendo le deflagranti idee dei movimenti psicogeografici ridisegnano lo spazio urgano secondo nuove inedite coordinate.
[A cura di : Alessandro Ludovico/Gianfranco Pangrazio/Tommaso Tozzi/ Marco Villani]
INSTALLAZIONI E PROIEZIONI
01.org Vopos
Cartografia Resistente Triangolazione
Les Flottants Lasciare libero il passo
Giuseppe Chiari Musica verità, Suonare la città, cos’è un happening
Vincenzo Agnetti Spazio perduto e spazio costruito
Guy Debord In girum imus nocte et consumimur igni
Ernesto Fialdini, Matteo Dentoni Debordare
INTERVENTI
Vittore Baroni
Franco Berardi “Bifo”
Nicola Bucci
Arturo Di Corinto
Brian Holmes
Alessandro Ludovico
Massimiliano Menconi (Wikiartpedia)
Andrea Natella (Guerigliamarketing)
Sandro Ricaldone
Raffaele Scelsi (Decoder)
Tommaso Tozzi
Lorenzo Tripodi (Cartografia Resistente)
INTERVENTI SCRITTI
Giuseppe Chiari
Mirella Bandini
Gianni Emilio Simonetti
Marco Villani
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Un segno di “Lasciare libero il passo” è stato avvistato anche alla Tate Modern di Londra.
